Punti di Vista Multipli

Usare correttamente i punti di vista quando si scrive un romanzo è fondamentale: può fare la differenza fra un testo che spinge il lettore a immergersi nella storia e un altro che invece lo tiene ben lontano e lo lascia indifferente.

Ho già parlato delle diverse focalizzazioni (interna, esterna e zero) in un articolo precedente; adesso voglio soffermarmi sull’uso efficace di più punti di vista all’interno di un testo narrativo. Per farlo prenderò in esame un romanzo su cui ho avuto l’opportunità di lavorare: Le Radici del Fiordaliso.

I Punti di Vista in Le Radici del Fiordaliso

Opera delle autrici Erika Casali (Linda e la montagna di fuoco) e Anna Lisa Manotti (Gocce di Storia), Le Radici del Fiordaliso racconta una serie di eventi accaduti nell’arco di una trentina d’anni, precisamente dal 1918 al 1944, in Bielorussia e nei Paesi confinanti. La narrazione, affiancata da una certosina ma mai noiosa accuratezza storica, avviene attraverso gli occhi di personaggi differenziati per sesso, età e nazionalità. Le loro differenze si manifestano anche nei modi di pensare e l’uso di diversi punti di vista permette di mettere in luce le tante sfaccettature e contraddizioni che costituiscono la nostra Storia, quella con la “s” maiuscola.

Il testo è narrato in prima persona dai vari personaggi e per farlo è stata scelta una focalizzazione interna. Un rigo bianco separa i paragrafi in cui avviene il cambio del punto di vista; una frase introduttiva segnala inoltre l’eventuale modifica di data e luogo. Non si assiste a punti di vista ballerini e ogni voce narrante è ben distinta dalle altre. Le azioni, i dialoghi e le descrizioni riflettono il personaggio a cui appartiene il punto di vista.

Le differenze dei Punti di Vista

La distinzione si riflette anche nel modo in cui viene trasposto il testo, nel linguaggio (uno dei protagonisti, ancora bambino, usa un vocabolario più semplice e meno vario rispetto agli adulti) e nella traslitterazione dei termini: se per Leopold, personaggio di origine polacca, il fiume che bagna le rive della sua città si chiama Niemen, per Olga, che invece è bielorussa, tale fiume prende il nome di Nëman. Si tratta di piccoli dettagli, ben giustificati all’interno del romanzo, che contribuiscono ad arricchire il sotto-testo narrativo e a mostrare la visione del mondo e della realtà da parte dei singoli personaggi.

Anche la guerra passa attraverso un velo di comprensione differenziato. Le nazioni vicine invadono più volte la Bielorussia nel corso della sua esistenza e la trattano come mera merce di scambio; per alcuni dei personaggi tali conquiste rappresentano degli abusi di potere e delle ingiustizie, mentre altri li vedono come azioni giustificate e necessarie. È importante affidare ai vari punti di vista delle opinioni contrastanti perché aiuta a renderli ben distinti e spinge il lettore a scoprire se e quando tali opinioni divergenti finiranno per scontrarsi.

In definitiva

Quando si scrive un testo narrativo con molteplici punti di vista è necessario renderli ben distinti. Nel romanzo in esame ciò avviene affidando a ogni voce narrante delle opinioni uniche e personali, un vocabolario specifico (come nel caso del bambino citato prima), variazioni legate alla traslitterazione e un’esplicita separazione dagli altri paragrafi.

Questi non sono gli unici metodi applicabili e ogni autore può usare quelli che preferisce. L’obiettivo è sempre lo stesso: evitare di appiattire i punti di vista (soprattutto quelli a focalizzazione interna) come se fossero un’unica voce narrante e sfruttare invece le differenze per arricchire e rendere più stratificata la narrazione.


Se l’articolo ti è piaciuto o se hai domande scrivi un commento.

Se invece hai bisogno di un editor, di un correttore bozze, di una valutazione o di una traduzionecontattami.

Lascia un commento